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Roma Eterea Evento
June 24, 2026

Roma Eterea: quando la moda diventa emozione

C’è una magia profonda nel veder nascere qualcosa per la seconda volta. La paura dell’esordio lascia il passo a una maturità diversa, e forse proprio per questo, più consapevole ed emozionante.

Con questo spirito, il 9 maggio 2026, il Salone delle Colonne di Roma ha ospitato il secondo capitolo di Roma Eterea. Ho creato questo progetto con un obiettivo chiaro: offrire un palcoscenico alla moda indipendente, a chi la considera un’esigenza espressiva e una costante ricerca. Dietro le quinte l’adrenalina era tantissima, ma a vincere è stata la curiosità di guardare quelle energie fondersi insieme. Quello che è accaduto sul palco e tra il pubblico è andato ben oltre ciò che osavo immaginare.

L’atmosfera: il Salone delle Colonne come cornice scenica

Il Salone delle Colonne come cornice scenica

Scegliere una location non è mai un dettaglio, ma una dichiarazione d’intenti.

Il Salone delle Colonne, con la sua architettura che mescola solennità e calore, era la cornice perfetta per un evento come Roma Eterea: abbastanza antico da dare profondità, e abbastanza vivo da non soffocare la creatività. Le proiezioni sulle pareti hanno creato ritmo nello spazio, ogni sfilata sembrava abitare quella stanza come se fosse stata pensata esattamente per lei. Gli ospiti arrivavano in sala e si fermavano a guardare, ancora prima che l’evento iniziasse.

Velvet Flow: la performance che ha aperto i sensi

Prima delle sfilate, c’è stata la performance di danza contemporanea Velvet Flow.

Velvet Flow ha creato un prologo visivo ed emotivo all’intera serata, portando il pubblico in uno stato di presenza e attenzione che ha colorato tutto quello che è venuto dopo. La performance, realizzata esclusivamente per l’evento Roma Eterea, è stata ideata dalla coreografa internazionale Cristina Pitrelli e ha preso forma grazie all’interpretazione della ballerina Asia Beccafico.

La scelta di aprire Roma Eterea con una performance artistica, ha permesso all’evento di distinguersi e non essere definito come “una semplice sfilata”. La moda non è solo abito: è contesto, è rituale, è racconto. Velvet Flow lo ha ricordato a tutti noi.

Velvet Flow: la performance che ha aperto i sensi

Prima delle sfilate, c’è stata la performance di danza contemporanea Velvet Flow.

Velvet Flow ha creato un prologo visivo ed emotivo all’intera serata, portando il pubblico in uno stato di presenza e attenzione che ha colorato tutto quello che è venuto dopo. La performance, realizzata esclusivamente per l’evento Roma Eterea, è stata ideata dalla coreografa internazionale Cristina Pitrelli e ha preso forma grazie all’interpretazione della ballerina Asia Beccafico.

La scelta di aprire Roma Eterea con una performance artistica, ha permesso all’evento di distinguersi e non essere definito come “una semplice sfilata”. La moda non è solo abito: è contesto, è rituale, è racconto. Velvet Flow lo ha ricordato a tutti noi.

FrAnge Couture

FrAnge Couture è il brand di Francesca Cellini e Angela Gandolfi, due designer che hanno trovato nel dialogo creativo la loro voce più autentica. Il brand ha sfilato per la seconda volta a Roma Eterea, e, come da tradizione, ha aperto le sfilate. La collezione presentata per questa edizione si chiama “Unveiling, new era”, e il titolo dice già tutto: è un atto di svelamento, un manifesto di inizio. C’è un dialogo costante tra rigore costruttivo e voglia di stupire, tagli ragionati al millimetro, che poi si aprono in dettagli inaspettati. La couture, nella visione di FrAnge Couture è un atto di stile personale, dichiarato e senza compromessi.

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FrAnge Couture

FrAnge Couture è il brand di Francesca Cellini e Angela Gandolfi, due designer che hanno trovato nel dialogo creativo la loro voce più autentica. Il brand ha sfilato per la seconda volta a Roma Eterea, e, come da tradizione, ha aperto le sfilate. La collezione presentata per questa edizione si chiama “Unveiling, new era”, e il titolo dice già tutto: è un atto di svelamento, un manifesto di inizio. C’è un dialogo costante tra rigore costruttivo e voglia di stupire, tagli ragionati al millimetro, che poi si aprono in dettagli inaspettati. La couture, nella visione di FrAnge Couture è un atto di stile personale, dichiarato e senza compromessi.

Bernadet

Bernadet Zalewska, designer polacca trapiantata nella scena italiana, porta in passerella una femminilità che non chiede il permesso. La sua collezione è un omaggio alla natura declinato in cromie delicate e profonde. In particolare, il bordeaux ispirato al melograno e il rosa delle peonie. C’è eleganza, ma soprattutto c’è carattere. Ogni pezzo racconta qualcosa di chi lo ha immaginato, e si percepisce chiaramente uno sguardo sul mondo preciso e personale.

Bernadet

Bernadet Zalewska, designer polacca trapiantata nella scena italiana, porta in passerella una femminilità che non chiede il permesso. La sua collezione è un omaggio alla natura declinato in cromie delicate e profonde. In particolare, il bordeaux ispirato al melograno e il rosa delle peonie. C’è eleganza, ma soprattutto c’è carattere. Ogni pezzo racconta qualcosa di chi lo ha immaginato, e si percepisce chiaramente uno sguardo sul mondo preciso e personale.

FocusDressCore

Fondato da Elena Pandolfi, FocusDressCore porta in passerella una visione che si percepisce già nel nome: ossessione per l’abito in sé, e per la sua essenza. La collezione è caratterizzata da linee asimmetriche, elemento che torna nei tagli, nelle silhouette, e nei due pezzi dove un lato dialoga con l’altro senza mai specchiarsi. L’asimmetria, nelle mani di Elena, non è sregolatezza: è una scelta precisa, che dà agli abiti un movimento visivo continuo anche da fermi.

La palette cromatica racconta due anime conviventi: da un lato la terra, il radicamento, con un abito marrone che aveva la solidità e il calore di qualcosa di antico; dall’altro la provocazione, l’energia, con un abito verde fluo che è entrato in scena come una scarica elettrica. Accostamenti che avrebbero potuto stonare, e invece tenevano, perché a unirli c’era sempre quella coerenza di forma, quell’eleganza strutturale che è la firma di FocusDressCore.

FocusDressCore

Fondato da Elena Pandolfi, FocusDressCore porta in passerella una visione che si percepisce già nel nome: ossessione per l’abito in sé, e per la sua essenza. La collezione è caratterizzata da linee asimmetriche, elemento che torna nei tagli, nelle silhouette, e nei due pezzi dove un lato dialoga con l’altro senza mai specchiarsi. L’asimmetria, nelle mani di Elena, non è sregolatezza: è una scelta precisa, che dà agli abiti un movimento visivo continuo anche da fermi.

La palette cromatica molto forte e versatile; con un abito marrone, un abito rosa, e con l’energia di un abito verde fluo che è entrato in scena come una scarica elettrica. Accostamenti che avrebbero potuto stonare, e invece tenevano, perché a unirli c’era sempre quella coerenza di forma, quell’eleganza strutturale che è la firma di FocusDressCore.

22Designer

Sara Limone ha fondato 22Designer con un’idea chiara e necessaria: fare moda senza fare del male. Il brand nasce come risposta diretta al fast fashion; una contrapposizione netta, dichiarata, e pratica l’upcycling sartoriale con risultati che hanno poco da invidiare all’alta moda tradizionale. I pezzi presentati a Roma Eterea avevano un design moderno, pulito, tutt’altro che “di recupero” nell’accezione limitante del termine. Anzi: c’era qualcosa di prezioso proprio nel sapere che ogni capo aveva una storia precedente, trasformata in qualcosa di nuovo e desiderabile. La sostenibilità, qui, non è un’etichetta marketing, è poesia.

22Designer

Sara Limone ha fondato 22Designer con un’idea chiara e necessaria: fare moda senza fare del male. Il brand nasce come risposta diretta al fast fashion; una contrapposizione netta, dichiarata, e pratica l’upcycling sartoriale con risultati che hanno poco da invidiare all’alta moda tradizionale. I pezzi presentati a Roma Eterea avevano un design moderno, pulito, tutt’altro che “di recupero” nell’accezione limitante del termine. Anzi: c’era qualcosa di prezioso proprio nel sapere che ogni capo aveva una storia precedente, trasformata in qualcosa di nuovo e desiderabile. La sostenibilità, qui, non è un’etichetta marketing, è poesia.

Benedetta Graziani

La collezione di Benedetta Graziani si intitola “Metamorphosis” e porta con sé tutto il peso meraviglioso di quel nome. L’ispirazione viene direttamente dalle Metamorfosi di Ovidio, il poema delle trasformazioni, dei corpi che cambiano forma seguendo il desiderio o il destino. Gli abiti, dai colori pastello delicati e dal design elegante, sembrano abitare quel confine sottile tra ciò che si era e ciò che si sta diventando. Guardare la sua collezione è come leggere un diario intimo ad alta voce: c’è una vulnerabilità che non è debolezza, al contrario. È forza. È la moda come confessione, come dono.

Benedetta Graziani

La collezione di Benedetta Graziani si intitola “Metamorphosis” e porta con sé tutto il peso meraviglioso di quel nome. L’ispirazione viene direttamente dalle Metamorfosi di Ovidio, il poema delle trasformazioni, dei corpi che cambiano forma seguendo il desiderio o il destino. Gli abiti, dai colori pastello delicati e dal design elegante, sembrano abitare quel confine sottile tra ciò che si era e ciò che si sta diventando. Guardare la sua collezione è come leggere un diario intimo ad alta voce: c’è una vulnerabilità che non è debolezza, al contrario. È forza. È la moda come confessione, come dono.

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Pietro Monterosso

Pietro Monterosso ha chiuso la serata come si chiude un grande romanzo: con un finale che ti rimane impresso. La sua collezione di alta moda si intitola “Nocturna” ed è un omaggio alla notte in tutte le sue sfumature. Il mistero, la profondità, la bellezza di ciò che esiste al di là della luce del giorno. Gli abiti erano semplicemente bellissimi: costruzione impeccabile, una presenza scenica che riempiva la sala. C’è qualcosa di cinematografico nel suo approccio, ogni look sembrava una scena, ogni abito un personaggio con una storia da raccontare. Un finale che ha emozionato e che è rimasto nel cuore degli spettatori.

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Pietro Monterosso

Pietro Monterosso ha chiuso la serata come si chiude un grande romanzo: con un finale che ti rimane impresso. La sua collezione di alta moda si intitola “Nocturna” ed è un omaggio alla notte in tutte le sue sfumature. Il mistero, la profondità, la bellezza di ciò che esiste al di là della luce del giorno. Gli abiti erano semplicemente bellissimi: costruzione impeccabile, una presenza scenica che riempiva la sala. C’è qualcosa di cinematografico nel suo approccio, ogni look sembrava una scena, ogni abito un personaggio con una storia da raccontare. Un finale che ha emozionato e che è rimasto nel cuore degli spettatori.

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