Medioevo 2.0

Lo so che potrebbe sembrare inverosimile che sia proprio una blogger a scrivere questo, ebbene sì, viviamo nel Medioevo 2.0. Condivido con voi una riflessione fresca di questi giorni. Abbiamo tutti uno o più aggeggi tecnologici smartissimi, automobili che inchiodano quando siamo distratti, conversiamo amabilmente con Siri e Cortana come se fossero la nostra mamma.

Sembrerebbe quasi che il genere umano abbia raggiunto, almeno a livello scientifico e tecnologico, un certo grado di sviluppo. Se pensiamo al passato, senza andare troppo lontano nei secoli, la cultura era per pochi privilegiati. Oggi basta un click su Google, cinque minuti ben spesi su Wikipedia e tutti abbiamo accesso ad ogni tipo di informazione storica, letteraria e così discorrendo. Dovremmo essere tutti, almeno culturalmente, elevati. Giusto? Non dico che dobbiamo saper svolgere le equazioni di secondo grado, ma cercare di sfruttare nel miglior modo possibile un potenziale di cultura che abbiamo tutti H24 tra le nostre mani. E invece noi che facciamo? Ci facciamo i cavoli degli altri… vogliamo sapere tutto sul filler di Kylie Jenner, della cellulite di Bella Hadid e troviamo interessante criticare i piedi della Ferragni. Una sola domanda: perché?

Ah già, scusate, facevo i conti senza l’oste…i Social. È proprio qui che inizia il Medioevo 2.0. I social potevano essere qualcosa di carino, dove ci si teneva in contatto con gli amici lontani, e si condividono le foto per noi significative. Ma questo è un discorso troppo da 2010.

Oggi c’è l’isteria generale dei Follower, l’invidia verso chi ne ha due più di te, e poi c’è chi li compra per non essere secondo a nessuno. Perché oggi alle persone non viene riconosciuto un valore come individuo, conta solo la sua presenza online. Sorvolando sulla morale e sul valore che si dovrebbe dare all’essere umano, che in realtà ci servirebbe, è l’atteggiamento di ostilità che più mi preoccupa. Specialmente su Instagram, alcuni commenti sono agghiaccianti. Mi sembra cattiveria pura e infondata, cosa spinge qualcuno a scrivere degli insulti pesanti sui profili di persone che nemmeno conoscono?

Tornando all’isteria collettiva causata dai Follower di Instagram, ci sono caduta dentro anche io. Non saprei collocare un momento esatto in cui è successo, però vi posso dire che all’inizio Instagram mi piaceva perché condividevo le foto che mi piacevano, le pubblicavo quando mi andava di pubblicarle, parlavo con le persone che mi erano simpatiche e grazie ad Instagram ho conosciuto persone fantastiche. Andando avanti nel tempo, ho capito che se pubblico una foto ad una certa ora ricevo più engagement, se la foto ha una qualità migliore le persone mi aggiungono, ecc…Così ho iniziato a scaricare sempre più App che mi permettessero di creare foto più belle, più luminose e più dettagliate, proprio come piace al popolo di Instagram. Sembrava andare bene, alle persone piaceva quello che pubblicavo e mi aggiungevano. Piano piano è diventato un dovere, dovevo pubblicare almeno una o due foto al giorno, sempre con le luci belle, l’angolo giusto, il soggetto giusto. Dovevo ricevere commenti, dovevo “rompere l’algoritmo”, così la mia foto entrava nei Popolari, e poi ottenevo altri follower. Ad un certo punto mi sentivo obbligata a pubblicare, sono diventata letteralmente schiava di questo meccanismo perverso. L’iter della foto che passa attraverso varie App per diventare “perfetta come dico io”, mi prendeva quasi un’ora. Sono in vacanza? Devo trovare un’ora per pubblicare le foto di dove sono. Un nuovo outfit? Foto su Instagram. Borsa nuova? Foto su Instagram. Palestra? Beh quello no, ve lo risparmio.

Un bel giorno, scusatemi il gergo moderno, mi è presa a male. Ho avuto una crisi di identità, mi sono sentita staccata dalla persona che ero su Instagram. Mi sono sentita come se avessi creato un fantoccio con la mia faccia, e per qualche ragione lo stavo pubblicizzando online. Ho visto il trionfo della mediocrità sul mio profilo Instagram e mi sono detta “ma io non sono così”. Perché spreco il mio tempo a scervellarmi se è meglio una luce calda piuttosto che una fredda?

Sono arrivata al punto di pentirmi di aver aperto il mio blog. Sinceramente mi dispiace leggere quello che le persone realmente pensano dei blogger, perché non hanno idea di tutto il lavoro che ci può essere dietro. Ci additano come se fossimo delle sceme narcisiste che non hanno niente da fare, e che si fanno le foto per passare il tempo. Non potreste essere più lontani dalla verità. Soltanto per fare arrivare una semplice foto nei risultati di ricerca c’è un lavoro tecnico dietro, non è sufficiente “metterle su internet” come dite voi.  Sapete cos’è la SEO? Tranquilli, non è una parolaccia, ve lo lascio cercare su Google come compito per casa.

A tutti quelli che criticano Chiara Ferragni,  mi viene spontaneo chiedere: secondo voi, le aziende di moda di tutto il mondo una mattina hanno detto “oh, una ragazza bionda con gli occhi azzurri!” e poi l’hanno chiamata a fare da testimonial? Non funziona così. C’è stato un lavoro dietro, non si arriva a quei livelli scattandosi i selfie e basta.

Tornando all’inizio di questa riflessione, come si può riassumere questo articolo che ha mischiato tecnologia, social e blogging? Vi lascio con questa simpatica equazione, tenendo presente che ho una laurea nel campo umanistico e non scientifico.

x = Medioevo 2.0

Smartphone + x = Isteria collettiva per i Follower su Instagram

Persone comuni + Isteria collettiva per i Follower su Instagram = x

Risolviamo l’equazione: Medioevo 2.0 = Isteria collettiva per i Follower su Instagram 

 

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